Svizzera Pesciatina
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La Valdinievole è protetta dalle montagne appenniniche che assicurano un clima mite che unitamente alla ricchezza d'acqua ha permesso lo svilupparsi di vivai di piante, fiori e olivi.
La Svizzera Pesciatina così chiamata dallo storico elvetico Sismondi perchè i colli e i monti ed il bel paesaggio gli ricordava la patria, si estende a nord di Pescia , racchiusa tra due vallate, la val di Torbola attraversata dal torrente omonimo e la Val di Forfora attraversata dalla Pescia di Pescia.
Facilmente raggiungibile dalla Valdinievole, le Pizzorne sono l'ultima propaggine appenninica che si protende verso Lucca.
Feste e sagre nella Svizzera Pesciatina e sulle Pizzorne.

A San Quirico per la ricorrenza dell’Epifania si fa la festa dei befani, biscottoni di tutte le forme, bambole, stelle, asinelli, cuori, gatti ecc. ricoperti di pippini di zucchero colorato e a marzo invece c’e’ la sagra del neccio, frittella di farina di castagne cotta in appositi testi di pietra o in ferro e gustata con la ricotta fresca.

A Pescia la seconda domenica di settembre si svolge il Palio dei Rioni, con una suggestiva gara di tiro con l’arco nella pizza principale della città, preceduta da un corteo storico di dame, cavalieri, guerrieri che attraversa le strade della città.
Ed ogni anno pari si svolge la prima domenica di settembre anche la Biennale del Fiore dove sono presenti espositori da tutto il mondo.

A Sorana la prima settimana di settembre si tiene la sagra del famoso fagiolo bianco.

Sulle Pizzorne il 1 Agosto nella chiesetta del Crocifisso si celebra la festa solenne della Madonna della Neve.

 

La Pescia di Pescia
Pescia deve il suo nome al fiume che l’attraversa, la Pescia di Pescia appunto così chiamata per distinguerla, visto che il nome di origine longobarda (forse pehhia)che significa rio, torrente è molto diffuso. Ci sono infatti la Pescia di Calamecca, di Vellano, di Collodi e di Pontito tutte vicinissime.
In estate sulla Pescia si andava a fare i bagnanti, tuffandosi e nuotando nei bozzi piu’ grandi realizzati con piccoli interventi idrici. Nel 1886 durante le feste grosse che si svolgevano fra aprile e maggio, il fiume fu reso addirittura navigabile tra i Ponti di San Francesco e quello del Duomo richiamando una folla di trentamila persone che pagavano il biglietto per farsi portare in barca da un ponte all’altro.Il Prefetto comunque dopo una settimana ordino’ la demolizione immediata della diga e il ripristino del fiume


Le castella

Nella Svizzera Pesciatina è bellissimo girare per le “castella” i vecchi borghi fortificati arrampicati sui monti ad incorniciare Pescia. Tutti valgono una visita:Pietrabuona, Medicina, Fibbialla, Aramo, San Quirico, Castelvecchio, Sorana, Stiappa, Pontito e Vellano che completa il giro. Ogni castella ha un’esposizione a mezzogiorno ed occupa una posizione strategica arroccata sulla montagna, per dominare l’accesso dai versanti e dal fondovalle sottostanti, ed è ancora visibile e percorribile la rete viaria pedonale che le collegava tutte.Le prime notizie di questi paesi risalgono agli anni 800/900 anche se per alcune la tradizione parla di un’origine Ligure-Romana. Dopo anni di semiabbandono, queste zone stanno lentamente riprendendosi e le case ed i resti delle fortificazioni e le pievi sono attentamente restaurate. Anche se degli antichi castelli restano solo tracce, percorrere le strette vie in salita di questi paesi ripidi e cercarle tra le case, nelle porte di accesso, le pievi e le fonti in pietra serena, è particolarmente suggestivo

La strada inoltre, che collega questi borghi attraversa bellissimi paesaggi tra selve di castagni e boschi selvaggi e ripide terrazze coltivate a olivi.
Le castella situate in corrispondenza dell’area di confine tra il dominio lucchese e quello fiorentino, hanno subito continue guerre dominii pestilenze e sventure tra queste segnaliamo per curiosità San Quirico: la Repubblica Lucchese addirittura offriva un’esenzione dalle pene pubbliche di dieci anni per chi andava ad abitarvi.
Durante questo viaggio se decidiamo di passeggiare in mezzo a questi splendidi boschi puo’ capitare di incontrare ancora qualche carbonaio. Nonostante questo mestiere sia quasi scomparso, nell’intera montagna Pistoiese si producono ancora diversi quintali di carbone con la stessa tecnica che cinquecento anni fa i carbonai della Val Camonica hanno insegnato. Quindi se vedete degli spiazzi chiusi con la terra nerissima, delimitati dal sottobosco, questa è una piazza dove si è cotta la legna e se vedete una cupola panciuta di legna ricoperta da zolle di terra e erba, quella è una carbonaia, il forno dove la legna cuoce a circa 300 gradi per cinque o sei giorni, guidata attentamente dai carbonai. Vi sono i fori per regolare l’ingresso dell’aria e da cui esce il fumo prima bianco, poi marrone, infine nero. Alla fine spenta la carbonaia, si fa raffreddare per due giorni e si procede, eliminata la terra, alla divisione del carbone tra quello di piccola pezzatura e quello piu’ grosso che rimane all’esterno. “Di arrivarci in fondo non credevo, ma Dio mi guardi di fare il meo…” così diceva Ariosto parlando del ragazzo di sette- otto anni che iniziava il mestiere di carbonaio e che doveva occuparsi di tutto il lavoro ai margini della carbonaia, andare a fare la spesa in paese, preparare da mangiare, e tutte le incombenze necessarie, ma soprattutto doveva osservare attentamente i mille gesti necessari per imparare a fare il carbone.